Progetto tutor

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PREMESSA
Come afferma il Bloom, una buona formazione dipende da tre fondamentali fattori d’influenza: dalle caratteristiche di tipo cognitivo, dalle caratteristiche di tipo affettivo e dalla qualità dell’istruzione.
La scuola in generale guarda soprattutto l’aspetto cognitivo; le caratteristiche di tipo affettivo-relazionali sono poco considerate, anche se sono le responsabili, in buona percentuale, del successo o dell’insuccesso scolastico. Si tratta delle caratteristiche personali che incidono sullo stato di motivazione dello studente nei confronti delle esperienze didattiche:  interessi,  atteggiamenti e “concetto di sé” sono gli elementi che interagiscono e creano la chiusura o l’apertura verso il lavoro scolastico.
Anche nelle nostre piccole comunità scolastiche di Ornago e di Burago di Molgora si vive il problema del disagio, non tanto come abbandono della scuola, quanto come dispersione della produttività scolastica e dell’insuccesso educativo.
Il fenomeno si manifesta essenzialmente sotto forma di tre specifici comportamenti:
1) scarsa motivazione ad apprendere;
2) assenze a singhiozzo o assenze per periodi abbastanza lunghi;
3) rapporti relazionali problematici.
L’accoglienza, il senso di appartenenza, la motivazione, il clima relazionale sono le tematiche che hanno fatto riflettere sul malessere che si vede giorno per giorno e che crea frustrazioni professionali sempre più incalzanti, mette in discussione il lavoro quotidiano e induce a ripensare gli interventi educativi- didattici.
Per queste considerazioni nelle nostre scuole secondarie di primo grado si è proposto il progetto tutoring, confortati anche da ciò che si legge nel documento dei saggi sui saperi della scuola del 2000: “L’istruzione e la vita familiare dovrebbero essere maggiormente connesse che in passato. La formale democratizzazione della scuola, attraverso la partecipazione dei rappresentanti dei genitori, ha mostrato nella forma attuale molti e preoccupanti elementi di debolezza. E’ dunque necessario ripensare il legame tra scuola, famiglia e società civile, non in termini di artificiale costituzione di una comunità, ma in termini più concreti, dove la scuola sia parte attiva delle moderne collettività urbane”. 
Il tutor di classe è diventato operativo nella nostra scuola nell’anno 1997-’98 in due classi in forma sperimentale  negli anni successivi l’intervento si è esteso a tutte le classi. La figura tutoriale è un’insegnante di classe che è stata individuata come risorsa, aiuto e supporto al raggiungimento degli obiettivi educativi e didattici espressi dal Collegio Docenti e dal Consiglio di Classe. L’esperienza di gruppo della classe e la relazione del gruppo-classe con l’insegnante non esauriscono la complessità delle relazioni educative, pertanto abbiamo ritenuto necessario la creazione di uno spazio di relazione “nuovo” dove adulto e adolescente imparano a conoscersi e misurarsi, in una relazione né intrusiva né distaccata. 
La tutorship non ha la mera funzione di protezione, come è all’origine etimologica che ha significato di difesa e protezione (tutela appunto), ma acquisisce il valore di sostegno, di guida per l’allievo allo sviluppo dell’autonomia, dell’autovalutazione e dell’autostima.
Il tutor mette in atto una relazione fra adulto e preadolescente “che permette al primo di espletare la propria funzione educativa e al secondo di trovare uno spazio di accoglienza del proprio essere adolescente, uno spazio dove sentirsi al sicuro quando parla delle proprie fantasie, debolezze, incapacità”. L’adolescente deve sentirsi accolto per quello che è, e non per quello che deve diventare, l’adulto compie lo sforzo di mettersi in ascolto dell’adolescente in modo empatico, rinunciando in prima istanza ad un atteggiamento giudicante fondato sui pre-giudizi e sulle incomprensioni; nel dialogo cerca di riconoscere e di accogliere gli stati d’animo, le emozioni e i pensieri che il ragazzo proietta di continuo sull’adulto.
Sfidando i numerosi dubbi, nella nostra scuola, abbiamo deciso di provare, convinti che per farlo occorresse uscire dal proprio ruolo, per presentarci all’adolescente solo rivestiti del nostro essere adulti, cioè in grado di prenderlo sul serio, anche con quegli atteggiamenti che spesso riteniamo “adolescenziali”, ovvero ingenui, onnipotenti, provocatori. ….e in questi anni crediamo proprio di aver  raggiunto gli obiettivi prefissati.


OBIETTIVI
1) Garantire un referente stabile per affrontare e risolvere i problemi del singolo e della classe:

  • favorire l’inserimento dell’alunno nel gruppo classe e nella comunità scolastica, agendo sul senso di appartenenza, sul clima relazionale e sul protagonismo;
  • aiutare a motivare l’alunno;-aiutare l’alunno ad essere consapevole del proprio percorso formativo e trovare insieme strategie di intervento di fronte alle problematiche emergenti;
  • fornire all’alunno un filtro nei confronti dell’intero consiglio di classe;
  • aiutare l’alunno nel percorso di orientamento e scelta del futuro scolastico.

2) Aiutare gli alunni BES nelle relazioni coi coetanei e con gli insegnanti.
3) Migliorare il funzionamento del Consiglio di Classe, per quanto concerne la possibilità di seguire più attentamente il percorso formativo di ogni singolo alunno.
4) Facilitare la comunicazione tra l’alunno e il mondo degli adulti.


RISULTATI ATTESI
Sul singolo e sulla classe
1) Miglioramento della motivazione e quindi dei risultati scolastici.
2) Sviluppo del senso di appartenenza e del protagonismo come affermazione del “proprio esistere”.
3) Miglioramento delle dinamiche relazionali tra gli alunni e tra alunni-insegnanti.
4) Maggiore conoscenza di sé come riconoscimento di  emozioni, capacità, limiti, problemi.
5) Presa di coscienza e consapevolezza del proprio percorso di apprendimento.
6) Maggiore consapevolezza nello scegliere.
Sul Consiglio di Classe
1) Conoscenza più approfondita degli alunni da parte  di tutti i membri del C.d.C. e conseguente possibilità di operare interventi educativi-didattici più mirati.
2) Maggiore coordinamento degli interventi formativi sugli alunni.
3) Stimolazione alla discussione su tematiche educative.
Sulle famiglie
1) Intensificazione e miglioramento dei rapporti-scuola-famiglia e quindi maggior apporto scambio di notizie sugli alunni.
2)  Maggior accordo tra scuola e famiglia per quanto concerne gli interventi mrati sull’alunno.
3)  Stimolazione alla discussione su tematiche educative.


ASPETTI ORGANIZZATIVI
Per ogni classe vengono nominati due figure tutoriali.
I tutor vengono assegnati alla classe nel primo anno e seguono, per quanto possibile, gli alunni per l’intero ciclo della scuola media. 
Il lavoro dei tutores viene svolto utilizzando i seguenti spazi:
- uno spazio settimanale come lezione di educazione sociale (spazio dell’orario scolastico);
- uno spazio settimanale di azione (confronto e programmazione tra i tutores di classe, colloqui con alunni, genitori e psicologa della scuola).


FINANZIAMENTI
Le ore impiegate nel progetto tutor (aggiuntive all’orario cattedra), vengono pagate utilizzando i fondi dell’autonomia. E’ compito del Collegio Docenti approvare il progetto e il piano di finanziamento.
Indicativamente ogni tutores impegna annualmente per la sua attività circa trenta ore.

Ultima revisione il 13-07-2026